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Recensione: OnePlus 6T dopo 6 mesi non convince

In questi ultimi giorni ho avuto modo di giocare da vicino con un OnePlus 6T. È lo smartphone di punta della società cinese per questa prima parte del 2019 in attesa di vedere quali potranno essere le novità del nuovo modello subito dopo la primavera.

Confezione

All’interno del box di vendita troviamo ormai il classico contenuto ormai standard di tutti i prodotti di OnePlus. La società ha deciso di fornire una dotazione praticamente completa in ogni suo aspetto partendo dall’adattatore per il jack delle cuffie per arrivare poi alla cover posteriore per proteggere lo smartphone. Non manca poi il caricatore da parete dotato della tecnologia Dash charge che in meno di un’ora riesce a garantirvi una bella resa in termini di autonomia.

Design e dimensione:

Siamo davanti ad uno smartphone che aumenta di spessore rispetto al OnePlus 6 di inizio 2018 e che lo fa per un motivo più che valido (la batteria è più capiente). Ammetto che esteticamente è valido sebbene ci siano degli aspetti che non comprendo a pieno. Un esempio? Non riesco a digerire troppo gli angoli del display che sono oggettivamente strani da guardare. Ci sono rimasto particolarmente male tanto da farli vedere anche a qualche amico, la situazione diciamo che pensavo potesse migliorare nel corso dei giorni (facendoci il classico occhio) ma purtroppo non è andata così, anzi. Per il resto trovo che lo smartphone abbia un po’ di carattere anche se il notch a goccia in questo modo sicuramente ruba dello spazio che poteva essere del display e che forse lo rende un po’ meno utile rispetto alla vecchia tacca.

Il modello che ho ricevuto in prova è il Midnight Black ovvero quello con il retro in vetro satinato, a differenza del Mirror Black che invece ha l’effetto lucido. La sensazione al tocco è davvero fantastica e si percepisce in pieno l’eccellente qualità costruttiva; in mano si tiene abbastanza bene, le dimensioni (157.5 x 74.9 x 8.2 mm) e il peso (180g) sono abbondanti ma non esagerati da compromettere l’ergonomia. Sui lati non cambia la disposizione dei tasti: a destra sono presenti lo slider per controllare la suoneria e il tasto di accensione/spegnimento mentre a sinistra è collocato il bilanciere del volume al di sotto dello slot delle due SIM. Nella parte inferiore purtroppo diciamo addio al jack delle cuffie per lasciare spazio solamente all’ingresso USB Type-C 2.0 e allo speaker mono.

Hardware:

Sotto questo aspetto le novità sono poche rispetto al OnePlus 6 già recensito per cui analizzeremo solo quanto c’è di realmente diverso. Aumenta il display che sale fino a 6,41 pollici di diagonale e che aumenta anche la sua risoluzione. Niente passaggio al Quad HD come in tanti speravano, ma solo una piccola modifica per riadattarsi al nuovo schermo un po’ più grande. Bellissimi i colori e le tonalità del display AMOLED che ancora una volta si dimostra essere una delle tecnologie migliori e più appaganti. Anche in questo caso c’è la possibilità di andare a tarare meglio i colori e di gestire ciò che più ci aggrada da questo aspetto. Decisamente utili anche le Modalità Notturna e Lettura, che ci aiutano a non affaticare la vista in queste occasioni, come l’Ambient Display, per dare una rapida occhiata alle notifiche ricevute (presente anche il led personalizzabile).

È interessante però notare come il sensore le impronte sia ora posto sotto al display. Sono contento? Ni. Mi aspettavo di meglio e non sempre mi ha dato quel responso positivo che pensavo di fare tanto che ho attivato il riconoscimento tramite il volto. Peccato perché puntavo e punto molto su questa tecnologia che in parte mi ha un po’ deluso pur non essendo ancora oggi una delle prime soluzioni proposte sul mercato.

Per il resto, come detto, vale quanto riportato sulla review del 6.

Fotocamera:

La fotocamera principale è formata da due sensori che nel complesso restituiscono scatti convincenti ma non fino in fondo. Scendendo nei particolari, entrambi hanno apertura f/1.7 ma il primo è da 16 megapixel con stabilizzatore ottico mentre il secondo è da 20 megapixel. Quest’ultimo ha ancora una volta il compito di raccogliere le informazioni sulla profondità di campo per poi gestire l’effetto bokeh che non sempre mi ha convinto. Come detto non è un prodotto che raggiunge l’eccellenza per me e che spesso, pur garantendo un buon dettaglio, paga qualche cosa in termini probabilmente software. Già perché a livello hardware sulla carta c’è tutto, ma nella sostanza poi manca quella virgola che ti fa gridare Wow!. In automatico fa correttamente il suo lavoro a patto di avere una corretta illuminazione ambientale mentre, come prevedibile, perde la sua efficacia con il diminuire della luminosità ambientale. L’applicazione è una delle più semplici da utilizzare e prevede anche la scelta dei parametri manuali, chiamata Modalità Pro, tra cui bilanciamento del bianco, esposizione, HDR, ISO, messa a fuoco. Apprezzabile anche la possibilità di salvare nel formato RAW in modo poi da poterle modificare ed adattare in futuro.

Per dare un occhio ai risultati vi inviato a consultare questo link.

Software:

Sulla OxygenOS non discuto. Sarà un mix fra le ottimizzazioni software ed il processore di alta fascia, ma questo dispositivo vola in ogni aspetto. È più rapido di voi in ogni genere di situazione ed anzi posso tranquillamente dire che spesso nemmeno ho finito di cliccare che ha già completato l’operazione in corso. Android Pie 9.0, come visto sul OnePlus 6, è stato un bel passo in avanti sotto questo punto di vista con non poche novità che vi permettono di fruire di una serie di opzioni mica da ridere, anzi. Si tratta di una delle migliori esperienze di Android e forse posso tranquillamente dire che si tratta di una soluzione che in parte completa quello che è il lavoro stock di Google. Dai temi alla Shelf, passando per le impostazioni qui OnePlus ha tirato fuori ancora una volta il meglio sé.

Autonomia

Siamo a 3700 mAh nominali che, a conti fatti, garantiscono 5 ore e mezza di schermo acceso in una giornata faticosa. Personalmente ritengo più che sufficiente questo elemento anche a patto di inserire una seconda scheda e quindi incrementare leggermente questo valore verso il basso. Anche qui promosso.

Conclusioni:

Ammetto che avevo delle aspettative diverse su questo prodotto e non posso ritenermi soddisfatto al 100%. Il software è ottimo, idem la batteria così come il display. Peccato per alcuni elementi estetici e soprattutto per quel sensore sotto allo schermo che mi aveva fatto illudere inizialmente salvo poi tornare indietro. Sulla fotocamera io non l’ho trovata precisa e puntale come hanno detto in molti ed anzi qui, per me, si nota la differenza con prodotti come il P20 Pro di Huawei o il Pixel 3 XL di Google. Costa 589 euro, una cifra che inizia a far riflettere sempre a confronto con le prestazioni della fascia media di oggi. È una sorta di compromesso fra alcuni veri top di gamma e quest’ultima appena citata. Ne vale realmente la pena?

Claudio Stoduto

Amo la tecnologia e lo sport. Scrivo ed ho fondato instaNews dopo una serie di esperimenti personali e di esperienze in blog del settore.