Crisi di Governo, Parlamento quasi fermo: i ritardi e gli stop ai ristori e alle cartelle fiscali

Con la Crisi di Governo in atto l’attività parlamentare subisce dei rallentamenti. Ristori, cartelle esattoriali e Recovery plan a rilento

Parlamento vuoto
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La Crisi di Governo in atto da alcune settimane sarà devastante se non verrà risolta in tempi brevi. Nel momento in cui è caduto il Governo Conte bis, infatti, a Palazzo Chigi ed in Parlamento erano in programma delle importanti votazioni che, inevitabilmente, sono state prorogate ed alcune rischiano anche di saltare.

Parliamo del decreto ristori, ma anche del blocco delle cartelle esattoriali o della riforma elettorale e della giustizia. Temi decisamente importanti nella vita di tutti noi, soprattutto le prime due che potrebbero permetterci quantomeno di rendere meno dolorosa, dal punto di vista economico, questa pandemia.

Andiamo a vedere nel dettaglio come procederà l’attività parlamentare durante la Crisi di Governo e quando verranno votati i vari decreti in programma.

Crisi di Governo, cosa si ferma e cosa va avanti in Parlamento

Partiamo dal decreto ristori, il quinto che dovrà essere emanato dall’inizio della pandemia. Lo scostamento di bilancio di 32 miliardi è stato già approvato in Parlamento ed il decreto sarebbe dovuto arrivare al Consiglio dei Ministri in questi giorni. Con le consultazioni è probabile che il tutto slitti di una o due settimane, ma resta comunque una priorità e seppur con qualche rallentamento, sarà approvato.

Il blocco delle cartelle esattoriali potrebbe essere inserito all’interno dello stesso decreto ristori, che conterrà anche l’estensione per altre 18 settimane della cassa integrazione Covid. Se ciò non avverrà, verrà varato un provvedimento ad hoc.

Il Recovery Plan, infine, continua abbastanza regolarmente con le audizioni in Parlamento che stanno proseguendo nonostante la crisi.

Ad ogni modo le Camere resteranno quasi ferme fino alla nascita di un nuovo Governo, che potrebbe essere in tempi brevi se i partiti daranno fiducia a Mario Draghi, oppure in tempi più lunghi se ci saranno le elezioni.

Nel frattempo il 31 marzo scadrà il blocco dei licenziamenti, fermo in Commissione. Ed altre proposte, come la riforma elettorale e la riforma della giustizia restano appese ad un filo.