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Recensione: Xiaomi Hybrid

Xiaomi Hybrid sono la quarte generazione delle cuffie di qualità a basso prezzo offerte dal produttore cinese. Convincono!

Xiaomi Hybrid
Xiaomi Hybrid

Siamo arrivati alla quarta generazione di queste cuffie di alto livello realizzate da Xiaomi e vendute ad un prezzo molto concorrenziale. Si abbandona il suffisso Pistons in favore del nome Hybrid che connubia le due tecnologie adottate: quella dei driver dinamici e bidirezionali e quella dei driver balanced-armature.

Confezione:

Xiaomi ha semplificato di molto la confezione di questi auricolari perdendo quella fantastica custodia in plastica trasparente, tipica nei prodotti delle precedenti versioni, in favore di una scatola in cartone riciclato che non ve ne permetterà il trasporto. Il mio consiglio è quello di acquistare una custodia rigida presso i vari store online a pochi euro. All’interno della scatole sono ovviamente presenti anche i classici gommini di ricambio per gli auricolari al fine di adattarli al meglio alle varie dimensioni di orecchie. Io personalmente mi sono trovato molto bene con quelli pre-installati, una taglia generica M, ma vi consiglio di provarli comunque tutti al fine di trovare il più adatto per voi poichè da essi dipenderà molto l’esperienza sonora, come già ampiamente detto più volte.

Design e dimensioni:

Il design è molto simile alla precedente generazione, le Xiaomi Pistons 3. A differenza di queste però abbiamo alcune migliorie: il jack delle cuffie da 3,5 mm placcato in oro ed il rivestimento dell’auricolare ora totalmente in alluminio ad eccezione del collegamento al cavo di trasmissione. Soffermandoci su quest’ultimo elemento troviamo un cavo intrecciato in kevlar che poi si suddivide fino al classico Y-splitter in cui è realizzato totalmente in silicone. Un paio di appunti in merito: la parte in kevlar dovrebbe essere anti-ingarbugliamento ma più volte mi è capitato (usando una custodia per il trasporto) di trovarlo intrecciato o addirittura annodato su di esso, creando nodi e pieghe molto fastidiose che di certo non fanno piacere. Lungo di esso troviamo poi il telecomando di controllo con i classici tre pulsanti ed il microfono per le telefonate. Il design è rimasto lo stesso circolare ed a mio modo di vedere molto scomodo perchè scivoloso è difficile da individuare. Tornando al microfono invece posso dire che si tratta di un elemento nella media, non è di certo la funzione principale di queste cuffie. Infine terminiamo la disamina di questa sezione con la prova della comodità, passata a pienissimi voti. Non parliamo di vere cuffie in-ear nè di un modello più vicino alle EarPods di Apple. Nel complesso le ho trovate estremamente comode anche dopo ore di diverse sessioni di ascolto, senza mai sentirmi in obbligo di toglierle o di dover far riposare le orecchie.

Resa sonora:

Piano piano sto imparando a “leggere” meglio tutte le caratteristiche tecniche degli auricolari che recensisco, ma non sono un tecnico del suono e di conseguenza tento sempre di riportarvi le mie impressioni dal mio punto di vista.
Xiaomi ha fatto un grande passo in avanti. L’azienda è riuscita a bilanciare un suono che rimane comunque non del tutto perfetto. Si è vero che le tonalità alte e basse sono più pronunciate rispetto alla media, ma compensano con il coinvolgimento che riescono ad offrire. Le ho usate con il mio Xiaomi Mi Note, dotato di un modulo audio dedicato, e non mi sono mai imbattuto in una scarsa qualità. Parlando in soldoni podcast, film e serie TV sono promossi a pieni voti. Relativamente alla musica il comportamento del genere elettronico, dance e pop mi è sembrato ottimo, così come la musica classica o ambient.

Conclusioni:

Con un prezzo che si aggira intorno ai 16 euro circa, queste cuffie tornano ad essere un “must have” come i primissimi modelli delle generazioni passate. Per il prezzo di vendita non credo si possa chiedere di più, anche se una custodia ed un cavo leggermente più pregiato avrebbe fatto salire ancora di più la valutazione di questo prodotto.

About the author

Claudio Stoduto

Amo la tecnologia e lo sport. Scrivo ed ho fondato InstaNews dopo una serie di esperimenti personali e di esperienze in blog del settore.