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Huawei: errare è umano, perseverare no

Oggi mi trovo qui per parlare di Huawei ma per una volta non parlerò di un suo dispositivo in particolare ma piuttosto del concetto (a mio avviso errato) di marketing che sta portando avanti l’azienda cinese.

Huawei, per un motivo o per un altro, è un nome che tutti i giorni leggiamo su internet e sugli articoli dei vari blog di tecnologia. L’azienda cinese, giustamente, si vanta di essere il terzo produttore di smartphone al mondo dopo Apple e Samsung e i dati non possono che confermare questa tesi. Quello che però i dati non dicono è che la maggior parte dei prodotti venduti da Huawei sono smartphone di fascia media e bassa il che incide sia economicamente sia a livello marketing nella posizione del marchio sul mercato internazionale. Tra gli smartphone di fascia alta, infatti, ne ricordiamo ben pochi: il P8, il Mate 8 e l’ultimo P9. Ed è proprio di quest’ultimo modello, l’attuale top di gamma dell’azienda, che parlerò in questo articolo ma non dello smartphone in sè quanto del marketing che lo accompagna.

Al momento della presentazione del Huawei P9 l’azienda cinese ha puntato molto, per non dire tutto, sulla collaborazione con Leica (azienda leader nel settore della fotografia) per promuovere la bontà del reparto fotografico del loro ultimo gioiellino. La qualità delle foto del dispositivo non si discute dato che è in linea con altri top di gamma e può godere di una chicca quale lo foto in bianco e nero a definizione altissima. Quello su cui però si può discutere, secondo me, è la campagna marketing che sta accompagnando il P9.

Da internet non si scappa, ormai lo sappiamo tutti, ed è per questo che mi stupisco di alcuni degli errori commessi da Huawei: la prima “magagna” scoperta è stata proprio inerente ai sensori ottici utilizzati in quanto, attraverso un teardown del dispositivo, si è scoperto che quest’ultimi non sono stati prodotti da Leica ma da un’azienda cinese e poi successivamente approvati da Leica. Come detto prima questo non significa che le foto non siano di ottima fattura però vi è differenza, a livello marketing e non solo, tra un sensore prodotto da un’azienda tra le più importanti per quanto riguarda la fotografia ed uno semplicemente approvato dall’azienda stessa.

Il secondo errore è stato scoperto da una semplice analisi dei dati EXIF di una foto pubblicata da Huawei: questa foto, poi prontamente rimossa da Huawei, è stata infatti scattata con una reflex dal valore di circa 4000 euro e non dal P9 come all’inizio era stato fatto credere. Nel giro di poche ore dall’uscita della notizia la stessa azienda cinese ha voluto precisare che si è trattato di un fraintendimento e che non era mai stato dichiarato che fosse stato un P9 a scattarla. Vero, verissimo, però anche il semplice lasciarlo intendere finché non si è stati scoperti non è che sia il massimo.

A conclusione di questo articolo ci tengo a fare una considerazione: Huawei P9, le sue ottiche e le sue foto sono tutt’altro che da buttare, anzi. Quello che mi chiedo però è: a cosa è servito commettere questi “errori”? Per come la vedo soltanto as una perdita di fiducia dei consumatori nei confronti di Huawei stessa.

Riccardo Delle Monache

Studente di Economia appassionato di tecnologia e sport. Mi piace scrivere perché permette di esprimere te stesso.