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Intrattenimento

Klaus, come tutto ebbe origine

Di Antonio Scalogna

Ho iniziato Klaus, il nuovo cartone distribuito da Netflix e diretto da Sergio Pablos.

Prima di iniziare a parlare del film è obbligatorio spendere due parole su come è nato questo progetto.

Klaus è il debutto come regista di Sergio Pablos, il quale ha lavorato ad altri film Disney, come Hercules, Tarzan, Cattivissimo Me, e tanti altri.
In seguito Sergio Pablos iniziò a pensare e, successivamente, a sviluppare un lungometraggio senza perdere però quel tocco classico dei film d’animazione.

Gli elementi che spiccano nel film sono sicuramente l’illuminazione realistica e omogenea, e la grafica moderna, minimale, ma veramente piena di dettagli.
Infatti sono stati utilizzati diversi stili per dare vita a questo “piccolo” capolavoro.

Il primo teaser di questo progetto, reputato da diverse produzioni come rischioso, risale al 2015, quando la SPA Animation era alla ricerca di co-produzione, distribuzione, investimenti… Insomma tutto quello che serve per dar vita ad un progetto di questo calibro.

Ad inizio 2019 vi è l’annuncio riguardo Klaus e la corsa alla candidatura agli Oscar, e successivamente (ad Ottobre) il lancio con il trailer ufficiale.


Klaus racconta i fatti “realmente accaduti” che hanno dato origine al famoso mito di Santa Claus/Babbo Natale:

un omone barbuto, vestito di rosso, che in una notte riesce a portare i giocattoli ai bambini più buoni, riuscendo a entrare in ogni casa senza farsi sentire, lasciare il regalo e andarsene.
Non prima di mangiare latte e biscotti lasciati dai bambini.

TRAMA

Il protagonista è un postino, Jesper, il classico viziato, figlio del capo dell’accademia postale. Dato i suoi scarsissimi risultati viene trasferito in un posto letteralmente dimenticato da Dio, Smeerensburg, dove ogni cattiveria o dispetto è legge. Jesper, involontariamente, riuscirà a rivoluzionare Smeerensburg e la sua vita, non senza difficoltà.


Questo film è un piccolo gioiellino natalizio, rientra pienamente in quell’atmosfera magica, godibile soltanto con una coperta e una tazza di tisana calda.

Oltre alla grafica, estremamente importanti sono la colonna sonora e i suoni, tutti ben dettagliati e perfetti.
Jesper e Klaus (e non solo) sono talmente ben caratterizzati che mi hanno catturato, emotivamente parlando, a tal punto da star seduto qualche minuto a riflettere sul film, cosa che non mi succede spesso.

Come gran parte di questi film “emotivi”ci sono dei twist molto semplici, deducibili, ma che funzionano perché trattengono l’attenzione dello spettatore, che vi assicuro non perderete mai durante la visione di Klaus.

Però c’è una nota dolente, e purtroppo è il doppiaggio:
Klaus è doppiato dal mitico Francesco Pannofino (che ha doppiato Babbo Natale anche in Polar Express) mentre gli altri personaggi sono doppiati da Marco Mengoni (Jesper), Ambra Angiolini (Alva), Carla Signoris (Mrs. Krum), Neri Marcorè (Mogens), Dario Oppido (Sarge) e Renato Cecchetto (Mister Ellingboe).

In questo caso la mia critica è molto semplice: il doppiaggio in alcuni casi è molto piatto, ovvero sentivo alcuni dialoghi recitati ma non interpretati con un’intonazione, dando origine ad una sensazione strana.

Però c’è da dire che non influisce assolutamente sulla qualità generale del film, continua ad essere uno dei miei film natalizi preferiti (che riguarderò prima del 25 Dicembre).

Concludendo, è un film assolutamente da vedere per assaporare l’atmosfera natalizia. Il mio consiglio è quello di guardarlo comunque in italiano in modo da riuscire ad assaporare tutta l’opera senza eventuali distrazioni.

Di Antonio Scalogna

Se dovessi fare un elenco di tutte le mie passioni sarei solo ripetitivo.
Basti sapere che amo mettere gran parte dei miei pensieri per iscritto.

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