Fantascienza? Non così tanto.

Ho visto (e letto) Ready Player One, The Circle e la prima stagione di The First. Tre diversi contesti ma un unico filo conduttore: l’immediato futuro.

  • Ready Player One: ambientato nel 2045, tutta la vita delle persone si basa su un gioco in VR di nome OASIS;
  • The Circle: ambientato circa nel 2020 (non si sa con esattezza), il CEO di un’azienda di spicco incentrata sulla privacy (e non solo) decide che tutto dovrà essere pubblico, controllato e memorizzato in enormi server;
  • The First: ambientato nel 2033, primo viaggio verso Marte con un vero equipaggio, la tecnologia è molto avanzata e anche ecosostenibile.

Tutti e tre questi film mi ritornano in mente in continuazione perché mi fanno riflettere sul futuro che vivremo, che piede prenderà la tecnologia e sopratutto se quest’ultima arriverà mai ad un punto di stallo.

Per come la penso, spero che un giorno la tecnologia ad uso quotidiano raggiunga un punto di fine, ovvero quando riuscirà ad entrare perfettamente nella vita di persone. Ho molta fiducia negli assistenti vocali e nella domotica, per la loro intuitività e semplicità di uso.

Da questo punto di vista, quello di The First è il futuro perfetto sia come stile di vita che scientificamente parlando: infatti le macchine sono elettriche, sicure, con il pilota automatico e gestibili tramite comandi vocali; praticamente gli unici dispositivi “comuni” rimasti sono il tablet e il computer, tutto il resto è solo assistenti vocali, auricolari e smartband (sì, non c’è nessuno smartphone). In sostanza, poche distrazioni ma tanta produttività.


Dal punto di vista della privacy, il futuro di The Circle è un pochetto un po’ estremo, usare una webcam microscopica per tenere d’occhio ogni cosa e ogni persona (una sorta di vlog in real time) è forse un po’ irrealistico, ma il concetto di “ridurre” le leggi sulla privacy, quindi assecondare il “se non ho fatto niente cosa ho da nascondere?” non è un’idea del tutto malvagia. Ovviamente poi scatta la fiducia di affidare dati sensibili ad una certa azienda, ma se tutto ciò diventasse obbligatorio per legge… Beh, in quella caso la fiducia conterebbe ben poco, no?

Nella mia immaginazione tutto deve essere uniformato e centralizzato. Ora come ora ci sono tante aziende che fanno smartphone, assistenti vocali, e così via… Ci vorrebbe un qualcosa che metta d’accordo tutti (tecnologicamente ed economicamente), in modo da avere tutto in sinergia e non dover star a pensare a cosa è ottimizzato per cosa.

Praticamente tutto dovrà essere perfettamente compatibile con tutto e per ora questo succede solo all’interno delle singole aziende, per esempio Apple. Oggi se si usa uno smartwatch Android con un iPhone… Beh… Funziona, ma non così bene.

Se invece si iniziasse a mettere dei paletti nei sistemi operativi, e perché no, avere un solo SO e basta, allora in quel caso sarebbe possibile progettare sistemi informatici “futuristici”, per esempio uno specchio che mostra tutte le informazioni del giorno come meteo, news, appuntamenti, ecc…


Ready Player One non tocca solo l’argomento videogames e VR, ma parla di una Terra praticamente alla deriva, economicamente e ambientalmente, proprio a causa dei cambiamenti climatici, che è tra gli argomenti più discussi negli ultimi anni.

Il VR sta prendendo piede sia in ambito ludico che, ancora meglio, in ambito professionale, ed è giusto che sia così. Ma se si avverasse un futuro dove le persone per guadagnarsi da vivere nella vita reale dovranno affidarsi ad un software in VR, proprio a causa dell’atteggiamento dell’essere umano, sarebbe un punto di non ritorno.

Concludendo, per come la vedo io, questi film sono una sorta di specchio del nostro futuro, possiamo vedere sia i lati positivi che quelli negativi, sta a noi decidere che strada prendere.

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Antonio Scalogna

Se dovessi fare un elenco di tutte le mie passioni sarei solo ripetitivo. Basti sapere che amo mettere gran parte dei miei pensieri per iscritto.