La storia di Cherif Karamoko a Verissimo: la fuga dalla guerra ed i suoi sogni

Una storia veramente terribile quella che vede protagonista Cherif Karamoko ai microfoni di Verissimo: ecco la sua dolorosa vicenda, raccontata senza filtri.

cherif karamoko
(fonte: web source)

Ai microfoni della trasmissione condotta da Silvia Toffanin abbiamo potuto ascoltare una storia veramente tragica.
Un libro (Salvati, tu che hai un sogno) racconta la dolorosa vicenda autobiografica di Karamoko, giocatore del Padova originario della Guinea di soli 20 anni.

Ai microfoni del programma, infatti, Karamoko ha deciso di ripercorrere la strada che lo ha portato in Italia, fuggendo dalla guerra e dal deserto, tra terribili torture.
Ecco che cosa ci ha raccontato.

Cherif Karamoko a Verissimo: l’intervista ripercorre la sua vita

cherif karamoko
(fonte: web source)

Salvati, tu devi diventare un calciatore“.

Secondo il racconto di Cherif Karamoko queste sono le ultime parole proferite da suo fratello mentre i due, naufraghi al largo della costa italiana, tenevano duro, cercando di non annegare fra le onde.
La vicenda, poi, diventa ancora più terribile.
Dopo essere svenuto ed essersi risvegliato in un ospedale italiano, Cherif era da solo.

Suo fratello, infatti, è scomparso tra le onde:

Ancora oggi non credo a quello che è successo. Forse si trova da qualche parte in Italia o è in Libia, non lo so. Quando eravamo a Tripoli mi diceva di guardare le luci in fondo al mare, che lì c’era l’Italia, il posto dove avrei potuto realizzare il mio sogno“.

Una storia veramente terribile, che non può far altro che far riflettere anche se tra le lacrime.
Cherif, infatti, ha solo 20 anni e, al tempo della terribile traversata che lo ha portato fino in Italia, era solo un adolescente come tanti altri.
Con sogni, speranze e la voglia di costruirsi un futuro migliore.

Dopo essere scappato dalla guerra in Guinea (Cherif, infatti, è originario di Conakry, la capitale dello stato africano), i due ragazzi hanno lottato duramente per arrivare in Italia.
Prima c’è stato il deserto, poi l’arrivo a Tripoli dove i due sono stati tenuti prigionieri e sottoposti ad indicibili torture.
Nel 2017, poi, a soli 17 anni, arriva una possibilità: quella di imbarcarsi su un barcone e tentare la traversata fino all’Italia.

Su quella barca potevano starci 60 persone, ma noi eravamo in 143. Era piena, non ci stavamo, ma chi aveva organizzato il viaggio era armato e ci ha spinto a forza tutti dentro. Non c’era spazio per muoversi. Una notte, abbiamo iniziato a imbarcare acqua. A quel punto è nata una battaglia disperata per accaparrarsi i salvagenti, che erano pochissimi rispetto a quanti eravamo. La gente urlava e non si capiva niente“.

Una vicenda spaventosa e terribile di cui, ormai, abbiamo sentito parlare già troppe volte.
Il risultato, poi, è uguale per tutti.
Un naufragio con conseguenze sempre tragiche ed irreparabili; la paura, nella notte, i salvagenti che mancano, il mare freddo.
Cherif Karamoko ha sperimentato tutto questo ed anche di più; i suoi genitori, infatti, sono morti da tempo ed il fratello era il suo unico punto di riferimento.

Quando la barca è affondata ci siamo aggrappati ad alcuni pezzi dell’imbarcazione. Ero senza forze, faceva freddissimo e avevo bevuto un sacco di benzina. All’improvviso mio fratello mi ha allungato un salvagente e mi ha detto di tenere duro, che sarebbe arrivata la nave italiana a salvarci. Mi ha detto di salvarmi perché dovevo giocare a calcio. Lui era al mio fianco e non mi sono accorto quando è scomparso nelle onde. Sono svenuto e mi sono risvegliato in ospedale in Italia“.

Adesso Cherif è diventato davvero un calciatore; ha esordito nel 2019 con il Padova in serie B ed anche se è stato “prestato” in serie D con l’Adriese a causa di un intoppo “tecnico”, l’attaccante non ha smesso di sognare.
Ora, infatti, Cherif è svincolato e sta attendendo il rinnovo del permesso di soggiorno.

Ora mi stanno aiutando per rinnovarlo e poter continuare a giocare. Sono sicuro che riuscirò a diventare un grande calciatore“.

cherif karamoko
(fonte: web source)

Dopotutto per diventare un grande calciatore non servono solo i piedi ben allineati, una testa pronta ed attiva ed un fisico da urlo.

Bisogna avere cuore, passione e motivazione: Cherif ha tutto questo ed anche di più.