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Cosa vuol dire che Jeff Bezos è l’uomo più ricco al mondo?

Di Claudio Stoduto

Poche settimane fa questa foto da rockstar avevano fatto sorridere molti di noi, oggi sembra quasi che fosse una sorta di messaggio premonitore che mettesse tutti in guardia come per dire: “Ehi, ora sono io lo sceriffo del mondo!”.

Quindi Jeff Bezos, con i suoi 90.9 miliardi di dollari di patrimonio, è ufficialmente l’uomo più ricco al mondo superando l’ormai storico Bill Gates di circa 500 milioni, più o meno.

Bezos è strettamente legato ad Amazon, la sua creatura, il suo colosso e colui il quale ha distrutto l’economia globale del settore dei libri prima ed ora quello tecnologico. La concorrenza non riesce a star dietro ai tempi di Amazon che arriva sempre prima e che offre dei servizi sempre più innovativi ed unici. Oltre questo si può tranquillamente dire che è una delle poche aziende che è riuscita ad ottenere successo in ognuna delle categorie in cui è entrata centrando praticamente tutti gli obiettivi prefissati.

Cosa significa questo cambio in classifica? Dal mio punto di vista che il commercio è tornato a farsi sentire. Per anni un produttore di software ha regnato incontrastato con Ortega (il proprietario di Zara) che piano piano cercava di raggiungerlo senza troppo successo a causa di una crescita si costante, ma non proporzionale a quella di Microsoft. Bezos ha invertito le cose ed ha rimesso forse il mondo sul giusto asse dove la compravendita ha sempre dimostrato di essere uno dei motori principali dell’economia globale.

Che sia o meno il “salvatore” di questo mondo è poco chiaro, di certo possiamo dire che il buon Jeff sa fare degli ottimi affari.

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Ed anche UniCredit finì KO

Di Claudio Stoduto

Sapete quando c’è qualcosa che sentire accadrà sicuramente? Ecco, il caos di oggi successo in UniCredit era un qualcosa che da tempo mi formicolava in testa per non so quale assurdo motivo e che, purtroppo, alla fine si è avverato.

L’attacco informatico ha portato disagi per ben 400000 utenti dell’azienda ai quali non sono state rubate né le password e né i codici di accesso, ma l’IBAN ed i dati anagrafici di ogni singola persona.

Le misure di sicurezza prese sono state molto precauzionali anche se ipoteticamente e sulla carta, con un IBAN in mano e giusto i dati di nascita di un individuo (che sono comunque iscritti in un registro pubblico) non si può fare molto. Ok con la data di nascita si potrebbe provare ad entrare all’interno di un conto visto che sicuramente, conoscendo l’indice di sicurezza a cui puntano le persone, qualcuno l’avrà usata lo stesso come metodo di accesso.

Insomma anche il grande colosso si è dovuto piegare nonostante le enormi misure di sicurezza prese. Il caos sembrerebbe stato generato da un partner commerciale italiano, e nello stesso tempo il titolo è già crollato in borsa.

Cosa fare? Giusto per sfizio date un occhio ai vostri conti e magari cambiare i codici di accesso per stare più sicuri.

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TIM: 15 mesi di lavoro e 30 milioni di buonuscita

Di Claudio Stoduto

“Nulla di scandaloso, ho la coscienza pulita”. Questo è stato il commento di Flavio Cattaneo dopo aver lasciato TIM ed il suo ruolo di amministratore delegato della società.

Ovviamente in Rete, il giudice popolare di ogni vicissitudine, è impazzato il caos per via della sua ricca buonuscita da ben 30 milioni di euro che se divisi per i 15 mesi in cui ha ricoperto danno vita ad una cifra ancora più astronomica.

La società si difende dicendo che tutti i membri del CdA erano a conoscenza delle clausole del suo contratto e del suo netto salariale. Il manager invece risponde dicendo essere bravi paga e per chi come lui è riuscito a portare l’Ebitda da 3,7 miliardi del 2016 a sopra i 4 miliardi attesi per il 2017.

In Italia ci stupiamo ancora di queste cifre record quando in realtà rappresentano la normale retribuzione di un top manager di questo livello. L’Italia vive un periodo di crisi e qui come sempre si punta il dito contro delle società private che mirano solo ad ottenere sempre i migliori risultati finanziari contro i loro concorrenti.

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Amazon Prime Day: alcuni risultati numerici

Di Claudio Stoduto

Il Prime Day è andato con buoni risultati ed effettivamente anche delle grande offerte rispetto agli scorsi anni in cui aveva fatto non poco stentare il ridicolo.

L’azienda americana ha deciso di cambiare strategia quest’anno non puntando solamente sull’iscrizione degli utenti al servizio Prime (che vi ricordiamo garantisce tutte le spedizioni gratuite ed un’assistenza incredibile a soli 19.99 euro l’anno), ma ha preferito anche andare a colpire lì dove sta cercando di innovare in Italia con i suoi nuovi servizi come i vari Dash Botton che sono stati praticamente regalati.

Quest’anno il Prime Day è stato incoronato come il più grande della storia di Amazon, con un risultato positivo di oltre il 60% rispetto allo scorso 2016. Anche se non sono stati ancora rilasciati i dati ufficiali delle vendite, la stima del raggiungimento del miliardo dei dollari è un traguardo molto concreto ed il Black Friday ed il Cyber Monday sono stati letteralmente spazzati via.

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Airbnb: come funziona la nuova legge sulla tassazione del soggiorno

Di Claudio Stoduto

La ritenuta sugli affitti brevi da versare per la prima volta lunedì 17 luglio continua a far discutere, specie fra tutti quegli utenti che hanno scoperto in Airbnb una potenziale risorsa da cui ricavare qualche euro in più dalle proprie abitazioni non usate frequentemente.

La regola di base prevede che la ritenuta sia pari al 21% e verrà automaticamente applicata su tutti i contratti dalla durata non superiore a 30 giorni da tutti i privati che affittano abitazioni al di fuori di una regolare attività d’impresa. L’importo verrà riscosso direttamente da Airbnb, nel caso si utilizzi questo portale, facendo in modo che sia esso, insieme agli altri intermediari, a gestire il tutto.

Per tutti gli affitti brevi stipulati prima del 1° giugno non saranno soggetti all’obbligo di ritenuta.

 

In teoria tutti dovrebbero essere felici e contenti tranne gli utenti utilizzatori di tale servizio che vedranno (giustamente) decurtati da qui in avanti il 21% dei propri guadagni ma che allo stesso tempo saranno in regola con l’Agenzia delle Entrate ed eviteranno qualsiasi problema con essa.