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Editoriali

Fantascienza? Non così tanto.

Di Antonio Scalogna

Ho visto (e letto) Ready Player One, The Circle e la prima stagione di The First. Tre diversi contesti ma un unico filo conduttore: l’immediato futuro.

  • Ready Player One: ambientato nel 2045, tutta la vita delle persone si basa su un gioco in VR di nome OASIS;
  • The Circle: ambientato circa nel 2020 (non si sa con esattezza), il CEO di un’azienda di spicco incentrata sulla privacy (e non solo) decide che tutto dovrà essere pubblico, controllato e memorizzato in enormi server;
  • The First: ambientato nel 2033, primo viaggio verso Marte con un vero equipaggio, la tecnologia è molto avanzata e anche ecosostenibile.

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Editoriali

Non riesco più ad usare il monitor del Mac

Di Claudio Stoduto

Da un paio di mesi ormai ho sviluppato una malattia contro i 13 pollici della diagonale del mio MacBook Pro.

Adoro il mondo Apple e, per chi ancora non lo sapesse, utilizzo quotidianamente un iPad come strumento primario di lavoro. Da un paio di anni poi ho affiancato ad esso un MacBook Pro (oggi un modello 2018) da 13 pollici di diagonale che però viene sfruttato con molta molta parsimonia. Tuttavia mi ritrovo spesso ad avere non poche problematiche di utilizzo quotidiano solamente con il portatile alla mano.

È una situazione strana ed allo stesso tempo particolare. Usare i 13 pollici circa dell’iPad non mi crea alcun tipo di problema, anzi tutto il contrario. Di contro invece la medesima diagonale sul mio MacBook Pro mi rende totalmente incapace di poter mettere a frutto le mie doti produttive. Me ne sono reso conto un paio di settimane fa durante una semplice giornata in biblioteca in cui mi sono portato dietro solamente il portatile. Avevo delle operazioni da fare un po’ più complesse del normale e, per evitare ulteriori patemi d’animo, ho detto a me stesso di optare per questa macchina e non per l’iPad.

Tuttavia ammetto che se rientro in casa e collego il notebook al mio monitor in in 4K da 27 pollici di diagonale, riesco a sfruttare meglio tutte le dinamiche complesse di macOS. Ho provato ad usare anche i vari schermi configurabili nel sistema operativo con singole applicazioni aperte in Full screen. Ho provato ad ottimizzare lo spazio con l’applicazione Magnet e le relative piccole applicazioni a destra e/o sinistra. Ho provato a configurare qualche passaggio in più con il mio mouse di Logitech , l’MX Vertical. Il risultato è che alla fine ho sempre preferito utilizzare l’iPad. Posso quindi dire che i 13 pollici del MacBook Pro paradossalmente mi sembrano più stretti che mai, mentre posso tranquillamente dire che i 12,9 pollici dell’iPad mi sembrano immensi. Sarà una questione di UI e di scalabilità in generale, ma all’atto pratico non posso non negare questa sensazione. Se invece passo ad un display più grande con un relativo incremento della risoluzione, ecco che macOS torna ad essere interessante per il mio uso quotidiano. Sul notebook nudo e crudo ho quella sensazione di piccolo, claustrofobico e con tutte le varie opzioni sparse pronte lì a distrarmi. Con l’iPad invece ho a disposizione una sola applicazione, tre al massimo e non di più, che posso totalmente configurare a mio piacimento.

Sarà una fissa mentale, sarà una questione di abitudine ma alla fine posso dire che i 13 pollici del MacBook Pro, per me, sono stretti.

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Editoriali

Un anno con iPad Pro 12,9

Di Claudio Stoduto

Praticamente un anno fa presi il mio iPad Pro da 12,9 del 2015 poi diventato un 2017, un avvenimento che mi ha cambiato la vita lavorativa.

Guardando su MoneyWiz le mie transazioni del 2018, mi sono accorto come era praticamente questo il periodo in cui lo scorso anno mi portai a casa il mio primo iPad Pro da 12,9 pollici de 2015. Spesi la modica cifra di 500 euro per avere il modello 4G/LTE, 128 GB di storage interno, la Smart Cover originale Apple, la Smart Keyboard e varie cover in pelle con il foro anche per la Apple Pencil. Tempo di tornare a casa per godermelo e… me ne sono letteralmente innamorato.

Fortuna vuole che grazie a mamma Apple, non sto qui ad entrare nei dettagli, sono poi entrato in possesso del modello 2017 che vi posso assicurare, avendoli provati entrambi, è tutto un altro pianeta. Nella seconda generazione (figuriamoci poi nella terza) Apple ha rivoluzionato non pochi aspetti del tablet migliorandoli e rendendolo nel suo complesso ancora più completo dal mio punto di vista.

Ad ogni modo il display con la sua enorme diagonale è stato per me uno dei fattori di gioia più grande. Avevo avuto praticamente tutti i tagli disponibili di iPad fino a quel momento, ma mai nessuno mi aveva letteralmente convinto come questa diagonale. Giusto in questi ultimi mesi ho poi provato anche il modello da 10,5 constatando che effettivamente era molto più comodo e portatile in tante situazioni, salvo poi ritrovarmi spesso a cercare quella diagonale più grande a cui ero ormai abituato. Con l’introduzione poi del True Tone ammetto che, come detto, è stato fatto uno step evolutivo importante che mi ha permesso di godere a pieno di un pannello secondo me di ottima qualità per le mie esigenze lavorative. In alcune situazioni ammetto che il suo essere gigantesco potrà non risultare comodo, ma alla fine io ho risolto eliminando tutte le cover ed usando in combo la Smart Keyboard e la Smart Cover con quest’ultima che rende decisamente più leggero il tablet da trasportare. Ci ho messo un po’ a trovare la giusta combinazione, ma alla fine è stata tutta una questione di test fra tastiere, cover ed accessori di terze parti. Investite del tempo (e non solo) in questo senso perché solo in questo modo potrete capire quale è la soluzione migliore per il vostro utilizzo.

Il sistema operativo non è cambiato molto rispetto ad iOS 11. Lì c’era stata la grande rivoluzione che forse mi ha anche spinto in tal senso all’acquisto, mentre con iOS 12 abbiamo visto come si è cercato di più di limare quelli che sono stati i problemi del vecchio iOS in merito a stabilità, efficienza ed efficacia. Shortcuts ha influito moltissimo nel corso di questi mesi visto che la maggior parte della mia produttività (progetti editoriali inclusi) passa da tale applicativo. Ci è voluto del tempo, mi sono dovuto studiare per bene le soluzioni migliori ed ammettere che comunque questo non è un vero computer, ma la strada intrapresa è più che buona. Ad oggi posso dire che con iOS faccio il 90% delle mie azioni quotidiane e che il restante 10% fa parte di quelle attività lavorative che sono solamente più comode da realizzare con un Mac. Un esempio? Il montaggio e l’esportazione di una puntata dei nostri podcast. Su Final Cut X ho il mio bel template che in meno di dieci secondi letteralmente inizia ad esportare audio e video. Su Luma Fusion (che uso come riserva straordinaria) ci va qualche minuto in più perché le periferiche di input sono paradossalmente diverse e più meccaniche. Alla fine è una questione di abitudine, niente di più.

Abbiamo parlato di input e non posso non citare la Apple Pencil che nel mio utilizzo è stata sfruttata solamente fra i banchi universitari. Poche altre volte mi sono ritrovato con la penna di apple fra le mani. Vuoi per la batteria scarica e vuoi per poche esigenze, alla fine la penna sta più nella sua custodia che fra le mie mani. Sono contento però da una parte della sua diversità rispetto al nuovo modello che tra i magneti e la ricarica continua non mi ha convinto al 100%. Non sono un creativo e nemmeno uno che disegna tutti i giorni per cui alla fine è un prodotto di cui ad oggi potrei fare tranquillamente a meno.

Vogliamo parlare della batteria e della connettività dati? Essendo un freelance le due cose per me sono strettamente collegate fra di loro ed importanti più di ogni altra cosa. Per la prima faccio tranquillamente 10/12 ore di utilizzo continuo sotto rete 4G e qualora non abbia la carica necessaria per finire la giornata ho sempre dietro il mio fido powerbank da 10000mAh o il caricare da 12W di Apple. Si proprio quello piccolo, compatto e leggero che all’occorrenza mi permette di caricare anche l’iPhone per cui cosa vorrei di meglio? Sul 4G invece non c’è molto da dire. Con i costi odierni delle connessioni è uno spreco non avere una scheda su un prodotto simile che fidatevi alla fine vi torna sempre utile. Io preferisco sempre utilizzare la mia connessione in mobilità rispetto ai mille Wi-Fi free di Torino anche perché in questo modo so di avere fra le mani una connessione realmente stabile ed in grado di soddisfarmi. Insomma non potevo chiedere di meglio in tal senso e tornassi indietro spenderei ancora oggi molto tranquillamente quei soldi in più per avere la SIM su questo genere di prodotto.

Io adoro questo tablet e la sua grandezza. Mi ci trovo divinamente in questo modo mento sotto ogni punto di vista e non riesco a trovargli un reale difetto che mi faccia pensare di riprendere in mano il Mac in pianta stabile. Passerò al modello 2018? No. Sono stato più che categorico con me stesso anche perché ad oggi, ditemi quello che volete, ma non c’è affatto l’esigenza. Vedrò con molto interesse prima il lancio di iOS 13 sperando che possa muovere qualche cosa in più in ottica iPad cercando di limare ancora qualche limite oggi presente sulla piattaforma. Poi solo ad allora valuterò i probabili modelli del 2019 con tutte le novità del caso. In realtà la mia macchina oggi non ha uno e che sia un problema. Spero non mi abbandoni anche se sono pienamente in garanzia Apple per cui…

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Editoriali

La corsa ai dispositivi pieghevoli è iniziata

Di Walter Tomiati

I principali produttori cinesi sembrano intenzionati a rivoluzionare il futuro degli smartphone attraverso gli schermi pieghevoli. Ma per il momento non si va oltre all’idea di concept.

Dispositivi Pieghevoli

Se la scorsa edizione del Mobile World Congress era stata segnata dal notch, quella di quest’anno verrà sicuramente ricordata per i dispositivi pieghevoli. Non si tratta di una semplice moda ma di un vero e proprio trend che getterà le basi per le prossime generazioni di prodotti. Avrete sicuramente visto le immagini del Samsung Galaxy Fold o del Huawei Mate X ma dovete sapere che altri produttori, come Oppo e TCL, sono al lavoro sullo stesso tipo di progetto. Non è ancora ben chiaro se questa modalità porti realmente dei benefici di utilizzo tuttavia l’idea di poter contare su uno schermo esteso da tablet in caso di necessità e poi successivamente richiuderlo in tasca è una cosa che sorprende parecchio.

Naturalmente nessuno di questi prodotti è pronto realmente per il mercato consumer. Oltre alle cornici abbondanti e al design fin troppo generoso bisogna considerare che al momento non si conosce l’effettiva resistenza. È palese come il punto in cui si piega è la parte più delicata e soggetta a rotture, sopratutto nell’utilizzo inteso di tutti i giorni. Nonostante Samsung sia al lavoro sugli schermi flessibili fin dal 2011 servirà ancora molto tempo per raggiungere il giusto equilibrio tra tecnologia, esperienza d’uso e prezzo. Proprio quest’ultimo fattore ha scatenato diversi dibattiti, suscitando anche indignazione, visto che le cifre richieste superano abbondantemente i 2000€ per via della produzione limitata. Non è che un mero esercizio di stile alla portata di pochi e per il momento va bene così.

I foldable phone avranno anche il difficile compito di ridare slancio al settore mobile. Questo mercato ha infatti visto per la prima volta un brusco rallentamento nel corso del 2018 principalmente per la poca innovazione. Nei prossimi mesi quindi si aprirà un nuovo capitolo ed incominceremo a vedere questi dispositivi pieghevoli affiancarsi agli smartphone tradizionali. Non ci resta che aspettare e capire se un giorno potranno prendere il posto di quest’ultimi.

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Editoriali Tecnologia

Android per lavorare non è male

Di Claudio Stoduto

Da una settimana sto usando Android stock per lavorare e non mi ci sto trovando affatto male.

Ho deciso di fare un patto con me stesso e di rimettermi a provare concretamente Android dopo vari anni di tentavi vani e di completa devozione nei confronti di iOS. Sebbene mi duole dirlo viste anche le strane scelte di Apple, ad oggi il suo sistema operativo mobile rimane ancora il mio punto di riferimento per molti aspetti.

Partiamo dal presupposto che volevo prima di tutto nuovamente scindere il telefono del lavoro dal telefono personale. I motivi sono sostanzialmente legati alla possibilità di poter riporre facilmente il primo fra i due citati e non dover andare ad avere mille distrazioni se voglio godermi un bel weekend con il sole fuori. Sorpassando i discorsi filosofici la scelta era ricaduta verso due differenti opzioni. La prima riguardava un altro iPhone ma che fosse moderno e compatto, così da sostituire il mio SE che non riusciva più a stare al passo con i tempi dei software. Oppure un dispositivo Android dotato però di un’esperienza stock in maniera tale da avere Android puro così come Google lo ha pensato. Detto questo mi sono pentito quindi di non aver preso un Pixel 2 XL a 329 euro da Unieuro prima di Natale, perché sarebbe stato perfetto. Fatto sta che gli iPhone costavano realmente troppo e la voglia di provare Android cresceva nonostante tutto.

Mi ritrovo così ad avere in mano uno Xiaomi Mi A2 con 6 GB di memoria RAM e 128 GB di spazio interno. Non ho quindi bisogno di dover mettere mano alla memoria interna ed ho la possibilità di utilizzare due schede. Una è la mia sim secondaria dove spero di non ricevere mai e poi mai chiamate. L’altra invece a rotazione sarà quella di vari operatori che ho in mente di provare nel corso di questi mesi.

Ero tanto scettico su questo smartphone e sul software, ma alla fine mi sono ricreduto. Outlook è finalmente una bella alternativa a Mail di Apple così come alcune app To-Do sono finalmente arrivate anche su Android. La pecca che ho trovato riguarda ancora la pessima gestione di Instagram e la mancanza di Tweetbot. Proprio quest’ultima citata mi ha fatto smettere di usare le mie liste di Twitter come principale aggregatore di notizie in favore del ritorno a Feedly che però ancora non mi convince nella sua applicazione ufficiale su Android. Ho impostato poi il non disturbare in maniera “complessa” con varie regole legate ai giorni ed alle ore che invece Apple ad esempio non permette così come ho limitato alcune applicazioni nell’uso in background per salvare la batteria. Risultato? Carico una volta ogni due giorni sia questo Mi A2 che il mio iPhone 7 Plus e riesco a tenere le due vite separate in maniera perfetta. Nessun account doppione e tutto ciò che riguarda il lavoro è e rimane solamente sullo Xiaomi.

Al momento posso dire di essere contento nonostante qualche limite software. Android cresce pur non avendo la stessa attenzione di iOS, ma forse è anche uno dei suoi vantaggi per alcuni aspetti. Credo di aver avuto fortuna nel trovare questo dispositivo, in questa veste, oltre che ad aver fatto in parte pace con Android. A posteriori posso dire di aver trovato la scelta migliore che mi ha anche fatto ricredere su alcune delle prime voci che erano arrivate su questo Mi A2. Vale veramente la pena provarlo, credetemi.